Visualizzazione post con etichetta dolci abruzzesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dolci abruzzesi. Mostra tutti i post

martedì 31 marzo 2026

PARROZZO DI PESCARA


Iniziamo con la produzione del dolce pescarese per eccellenza...Il parrozzo!! A me piace molto la tradizione poi però mi piace pure rinnovarla e così da un dolce che come dice il nome è un po' rozzo cioè semplice, può uscire fuori un pensiero che oltre ad essere molto buono , ha anche un bel vedere. Questo dolce nato con ingredienti semplici ma costosi, ebbe il nome ideato dal poeta scrittore Gabriele D'Annunzio che lo chiamò così proprio perchè è un pane dolce con la mollica un po' grossolana ma fatto con le mandore, la semola, le uova ed è ricoperto di cioccolato fondente, quindi tutt'altro che povero.Pare che questa che ho io sia la ricetta originale ma non so se sia la verità. So per certo che è molto buona e su questo garantisco perchè sui sapori sono abbastanza pignola.

Ingredienti:

6 uova

250 gr di zucchero

200 gr di mandorle tritate con la buccia

4/5 mandorle amare o una fialetta di aroma (io ne metto metà)

150 gr di semola rimacinata

un limone grattugiato ed il suo succo

cioccolato fondente per la copertura.

Per prima cosa preparare gli stampi. Con questa ricetta ne vengono due piccoli o uno grande. Sono stampi di alluminio che devono essere unti bene e spolverati con la farina.

Montare le uova con lo zucchero benissimo come se fosse un pan di spagna, l'impasto deve incamerare tanta aria! Quand'è bello gonfio, aggiungere il limone e la fialetta, poi  le mandorle mescolate con la farina a pugnetti  girando lentamente l'impasto con una frusta dal basso verso l'alto cercando di non smontarlo. Riempire lo stampo con l'impasto o gli stampi e metterli in forno già caldo. Abbassare il calore a 170° e tenerli per circa 35/40 minuti se sono piccoli o anche un'oretta se lo stampo è grande: Controllare sempre con uno stecchino.

 Quando il dolce è freddo lo ricopriamo di cioccolato fondente fatto sciogliere al microonde o a bagnomaria allungandolo con un po' di olio di semi che lo rende più scorrevole. Se lo volete decorare come ho fatto io, ci mettete un po' di polvere di pistacchio e con la pasta di zucchero fate dei fiorellini.


Ho anche sistemato un nastro di raso così da farlo ancora più importante😊

Parlavo della tradizione che mai come in questo periodo di confusione totale, ci tiene saldi e ancorati alle nostre origini: Tutto è incerto ma questi dolci ci ricordano la nostra città, il nostro vissuto, ci ricordano i nostri nonni, la nostra famiglia e memori di quello che ci hanno insegnato loro, guardiamo con la speranza ad un futuro migliore. Lieta di essere stata un po' con voi e di avervi consegnato una ricetta antica vi dò appuntamento alla prossima ricetta. Se avete da chiedere lasciate un commento e vi risponderò.



martedì 26 marzo 2024

TARALLI LESSI ABRUZZESI

 Pensavo di aver già pubblicato questa ricetta ma in effetti non la ritrovo sul blog... gli anni passano e la memoria vacilla anche per me che ero un portento in fatto di testa. Come sa chi mi conosce per me la tradizione è importante come le radici e mi vanto assolutamente di essere italiana e come hanno fatto quelli prima di me, mi piace guardare le ricette degli altri paesi ma poi farle mie. Su queste pasquali però ritorno alle origini perchè nella mia famiglia ci sono state cuoche fantastiche come mia nonna Angela o mia zia Giuseppina e da loro con molta modestia, ho imparato a fare qualcosa. Questi dolci non dolci di cui vi lascio la ricetta, sono dei taralli che non mi piacevano molto da ragazzina anch perchè avevano l'anice. Da grande ho rivalutato sia il taralluccio sia l'anice ed eccoci qui.

Queste ciambelle assomigliano un po' ai bagels americani perchè vanno prima buttati nell'acqua bollente per alcuni minuti e poi messi nel forno, però non mi sono mai preoccupata di vedere se le ricette assomigliano.

Abbiamo bisogno di:

500 gr di farina

5 uova

5 cucchiai rasi di zucchero

5 cucchiai di olio

limone grattugiato, pizzico di sale, semini di anice (facoltativi)

liquore un po' ( anice o sambuca o vermuth )

P.S. in questa ricetta ad ogni uovo corrisponde un cucchiaio ed un etto di farina qundi per aumentare le dosi fare i conti di conseguenza😅

Facciamo una fontana con la farina  dentro mettiamo tutti gli ingredienti e con una forchetta cominciamo ad impastare tirando un po' alla volta tutta la farina, poi con le mani facciamo in modo da unire il tutto e formare una palla, la copriamo con un canvaccio e la lasciamo riposare. Intanto prepariamo le teglie ricoprendole con la cartaforno e mettiamo a bollire l'acqua in una pentola.

Riprendiamo l'impasto e tagliando un pezzo alla volta ricaviamo dei cordoni allungandolo un po' e chiudiamolo a cerchio come nella foto. Qui possiamo scegliere la grandezza che ci piace. Io sono per le cose piccole😉


Una volta pronte, pratichiamo dei piccoli tagli intorno e allineiamole nelle teglie infornandole a 200° poi abbassiamo a 170 e li lasciamo per circa mezz'ora.



 Questa volta ho passato un po' d'uovo con il latte sui taralli ma non so se preferisco quelli rustici o questi lucidi😏


Che ne pensate? A me stanno piacendo più quelli senza... Fatemi sapere che ne pensate se li rifarete. Volendo si possono farcire con salame e formaggio come fa mia figlia golosona per il salato, invece una volta si inzuppavano nel vino e il loro nome di battaglia era "strozzacani" 😂forse perchè sono un po' secchi.

Adesso corro che ho altre cose da preparare e non so se riuscirò a scrivere altre ricette ma spero di si anche se è molto complicato.

Intanto buona Settimana Santa😇



venerdì 25 febbraio 2022

 LI  TURCINILL


Questi sono dei dolcetti fritti molto antichi che a Carnevale non mancano mai in Abruzzo. Li facciamo anche in occasione del Natale e ogni famiglia ha la sua ricetta personalizzata in base ai propri gusti. Anche la mia è antica ed è rimasta così, avevo solo cambiato aromi dal momento che c'erano sempre gli odiati semi di anice...col tempo invece ho cominciato ad avere meno disgusto e adesso ho proprio superato l'avversione. Si fanno di solito a forma di bastoncino lungo circa una decina di centimetri o anche di più e grossi come un pollice, quando si friggono diventano un tantino tozzi, ragion per cui, io che ho sempre amato i dolci piccoli e delicati li faccio a forma di mezzo fiocco. Si possono anche arricchire di uvetta. Si conservano però per un tempo limitato, in fondo parliamo di un dolce lievitato, l'ideale è conservarli al chiuso e, per gustarli meglio, io suggerisco di scaldarli proprio un attimo al microonde. Vediamo la ricetta:

1/2 kg di farina e un pizzico di sale

1/2 kg di patate lesse fredde e ridotte in purea

2 uova

1/2 bicchiere di latte 

1/2 bicchiere di olio

1/2 bicchiere di vermuth

1/2 pacchetto di lievito di birra

semi di anice

vaniglia

buccia grattugiata di arancia o di limone 

100 gr di uvetta sultanina

Lesso le patate e le riduco in purea, le faccio raffreddare. In una ciotola metto la farina col sale, al centro inserisco le uova, il latte, l'olio, il lievito e mescolo un po', poi aggiungo gli aromi ed impasto. Quando è diventato compatto, l'ho diviso a metà e ad una parte ho aggiunto l'uvetta. Ho messo i due impasti in due ciotole unte di olio, le ho coperte e ho fatto lievitare per circa 2 ore, comunque fino al raddoppio. Ho ripreso l'impasto, tagliato dei pezzi e li ho allungati come se stessi facendo gli gnocchi, poi li ho tagliati in segmenti di 10 cm o anche di più e li ho incrociati formando una e come quella in corsivo che facevamo in prima elementare per capirci😜e li ho sistemati in una teglia. Il tempo di finirli tutti e loro sono cresciuti un altro po', pronti da tuffare nell'olio caldo e appena scolati li ho buttati in un piatto pieno di zucchero semolato. Non vi so dire quanti ne ho mangiati😅


Se vi è piaciuta e li rifate fatemelo sapere. Ciao ciao.


mercoledì 10 febbraio 2021

CIAMBELLINE DI S BIAGIO



Ogni anno il 3 febbraio si festeggia S.Biagio vescovo e martire patrono della gola e di tutte le malattie ad essa connesse. Per festeggiarlo in Abruzzo si preparano i taralli o ciambelle. Questi dolcetti si facevano benedire e si regalavano come fossero un augurio di buon auspicio per i mal di gola e si racconta che qualora qualcuno ne avesse, doveva fare un segno della croce sulla gola e chiedere al Santo la sua intercessione affinchè guarisse. Come si sa ognuno ha le sue ricette, ogni provincia ha le sue tradizioni ed io ovviamente ho la mia😉. Non abbiamo mai fatto a casa quelle lievitate che io mi ricordi ma quelle con il lievito istantaneo, poco zuccherate ma gradevoli e ricche di zuccherini colorati. 
Per farle  ho messo circa 

mezzo chilo di farina, 
un pizzico di sale, 
6/8 gr di lievito vanigliato, 
circa 100 gr di zucchero, 
4 uova, 
mezzo bicchiere di olio d'oliva (circa 50/60 gr), 
vaniglia, 
limone gratt. 
uno spruzzo di anisetta, 
una manciata di semi di anice. 
Fare un fontana e al centro mettere tutti gli ingredienti. Con una forchetta mescolare e prendere piano tutti gli ingredienti fino a che si formi un impasto abbastanza liscio. Far riposare il panetto per una decina di minuti e tagliare circa 10 o 8 pezzi a seconda della grandezza che vogliamo dare alle nostre ciambelline. Formare dei cilindri tagliarli a metà e arrotolarli insieme come una treccia chiudendoli bene. Adagiarli su una teglia un po' distanziati. Spennellarli con un po' di uovo misto ad un po' di latte e cospargerli di zucchero semolato e codette colorate. Subito in forno caldo a 170° ventilato per circa 20'. Quest'anno ci sarebbero voluti quintali di ciambelline benedette, visti i tempi. Sono sempre buonissime in tutti i momenti specialmente con un bel bicchiere di Montepulciano per inzupparle, come facevano una volta, ma intanto noi ce le gustiamo al momento con un po' di caffè pomeridiano.😜😘







giovedì 5 aprile 2012

pupe e cavalli di Pasqua Easter Dolls and horses

In Abruzzo c'è una bella tradizione ed è proprio quella del cavallo e della pupa: regali che si scambiavano i giovani promessi sposi. Erano regali commestibili fatti con un impasto non molto dolce, abbastanza consistente, era un dolce da inzuppare nel vino o nel latte. Si usava sistemare al centro della figura un uovo crudo che rappresentava la fecondità. A me sinceramente non è mai piaciuto tanto quest'uovo messo lì, ma se la tradizione è così ......Adesso vi dò la ricetta, ovvio che questa non è quella di cui parlavo prima è molto più gustosa ma è sempre una ricetta molto antica con cui si fanno i biscotti.
500gr di  farina 
200gr di zucchero
3 uova
1 bicchiere di olio
buccia di limone grattuggiato
1/2 bustina di lievito vanigliato
Per la ghiaccia:
1 albume
qualche goccia di succo di limone
zucchero al velo
Fare una fontana con la farina, mettere dentro le uova, lo zucchero, l'olio, il limone, la bustina di lievito. Impastare come fosse una pasta frolla , fino a che diventa liscia. Prendere un po' d'impasto e fare la forma di una bambola. Metterla in una teglia e infornare a 180° per circa 15/20'. Preparare la ghiaccia con un po' d'albume e zucchero al velo, aggiungendo quest'ultimo fino a che la consistenza non diventi come un dentifricio; poi sbizzarrirsi con disegnini e mompariglia.
Auguro a tutti una buona Pasqua!!!!!!!